“IN VIAGGIO COL MAESTRALE. IL COLORE DELLE EMOZIONI” di Petra Probst
Tra coloro che si occupano di educazione è molto diffusa la convinzione secondo cui l'immaturità dei bambini in fatto di strumenti intellettuali ha come conseguenza che per aiutarli a capire non ci sia altra via di quella della divulgazione semplificata al massimo e del gioco. Si valuta l'immaturità naturale secondo un arbitrario criterio adulto invece di affrontare il problema della diversità. Tra l'altro, specie l'uso invadente e surrogatorio del gioco offende in primo luogo i bambini che vogliono muoversi nella realtà, conoscerne le proprietà, arrivare a capire fatti e eventi. Alla base di queste storture c'è l'erronea idea della mente dei bambini come tabula rasa o già compromessa da false conoscenze di cui bisogna affrettarsi a liberarla. Spieghino i sostenitori di questa pseudo teoria dove gli educandi dovrebbero trovare i poteri per utilizzare la divulgazione e le proposte di gioco.
È il problema più generale dell’inefficacia costitutiva delle lezioni e interessa tutti i gradi della formazione fino all’università. La comprensione è una costruzione fatta di vari elementi che devono stare coerentemente insieme, quindi nasce dalla concretezza organizzata dei particolari. Invece la spiegazione come lezione, per quanto si sforzi di essere semplice e chiara, in effetti è incomprensibile. Chi ascolta non è messo in condizione di manovrare i materiali costruttivi necessari per renderla concreta. I materiali li deve individuare e adoperare chi apprende, così che sia protagonista dell’attività, pur avvalendosi degli aiuti che riescano a rafforzare dall’interno il suo lavoro.
Un avvio indispensabile per capire che tipo di libro è In viaggio con il maestrale di Petra Probst. Ne sono autori anche i bambini e le bambine delle quattro prime e delle quattro terze della scuola primaria “Aristide Gabelli” di Torino. Inoltre l’invenzione grafica di Carola Gennari per la documentazione del lavoro raccorda con efficacia il pensiero degli adulti alle parole e alle immagini dei piccoli produttori.
Questo c’è dato vedere. Bambini che si muovono tra cose concrete, che esplorano se stessi, gli altri, l’ambiente, eventi. Accrescono conoscenze anche con ciò di cui s’impossessano continuamente fuori della scuola. I loro procedimenti di acquisizione non sono la miniaturizzazione o la liofilizzazione di quelli adulti. Sono diversi. È una diversità né da supporre né da opinare ma da fare venire fuori. Come? Facendoli parlare, discutere, scrivere, dipingere, osservare, dire che cosa pensano, vedono, sentono di un oggetto, di un problema, di un rapporto, di un evento. E questo ci mette di fonte a un patrimonio conoscitivo emotivo sensoriale da cui è necessario partire in vista di nuovi sviluppi.
Può sorgere un equivoco: lasciamoli dire, ascoltiamoli con interesse perché le loro osservazioni, i loro tentativi di spiegazione fanno venire fuori anche cose divertenti, ma con l’intesa che si tratta di fase approssimativa e di transizione che ci serve soltanto per avere alcune informazioni circa il modo di aprire la strada a conoscenze corrette. Quasi che la struttura del linguaggio fosse rigorosamente logica e sulla realtà ci fossero punti di vista fissi e unici. Invece il linguaggio è un tessuto di analogie, di espressioni e di comparazioni anche apparentemente bizzarre e arbitrarie e inoltre c’è una varietà di punti di vista a cui contribuiscono in modo decisivo le coloriture emotive delle esperienze, le reazioni di fronte alle cose, la storia personale. E questo vale tanto per le forme di linguaggio e le esperienze ordinarie quanto per le radici della creatività nella letteratura e nella varietà delle arti.
Distinguere gradi e tipi di pensiero, prevedere e mettere in atto mezzi per migliorarne l’espressione ma non sopprimere la concretezza di patrimoni personali per non costruire nel vuoto. Della distinzione si avvantaggiano anche procedimenti mentali che non prendono la via di spiegazioni corrette, quale sia il campo di conoscenze e di attività, perché l’inventività ha tanti altri modi per realizzarsi.
Parole e immagini, percorsi lungo cui bambini e bambine si muovono per orientarsi, per capire in che mondo vivono, quali sono i ruoli delle persone con cui vengono in rapporto. Anche in ciò che sembra bizzarro arbitrario irrazionale ci sono elementi di verità che ci sorprendono. I nostri interventi e stimoli devono partire dal loro mondo di conoscenze e di sentimenti. Proprio di un mondo si tratta. Non insegnare (azione incapace di trovare collegamenti con la cultura viva di chi si aspetta di essere aiutato a progredire) ma fare apprendere, cosa impossibile senza attenzione a quello che i bambini sanno, alle ragioni che li portano a dare certe spiegazioni, alle influenze decisive che ricevono in ambienti diversi dalla scuola. Una situazione varia, mutevole, piena di imprevisti richiede interesse per la creatività dei bambini e delle bambine per dare stimoli nuovi capaci di fecondare dall’interno le loro esperienze.
Di solito anche l’iniziazione scientifica è legata a giochi e giochetti insipienti. In contrasto con il fatto che i procedimenti mentali in ogni caso devono fondarsi, come è naturale, sull’esperienza della realtà, sul collegamento conoscenze-sentimenti-emozioni. Assumono grande importanza il mezzo verbale, l’espressione grafico-pittorica e plastica, la manualità, l’uso del corpo, i rapporti. Nella concretezza delle attività le conoscenze trovano stimoli per approfondimenti e affinamenti.
È cosa che sempre sorprende: se i bambini e le bambine sono protagonisti, i loro modi di spiegazione e di espressione sono positivamente imprevedibili. Chi si avvale del nuovo metodo che trae profitto dalla creatività, si trova di fronte a prodotti che meravigliano per varietà e novità, e danno indicazioni per proseguire.
Il libro è la documentazione della costruzione di un mondo, della magia della crescita cognitiva affettiva sociale dei bambini, non lasciati a una inesistente spontaneità ma sostenuti da un metodo, per così dire, naturale. Ne sono sicuro. Può dare un contributo importante anche alla formazione degli insegnanti. Un metodo non insegnato verbalmente che ignora le vie lungo le quali bambini e bambine fanno esperienze, ma basato sui rapporti con i fatti del mondo e con se stessi, sull’ostinazione a trovare spiegazioni che spesso sono poeticamente bizzarre, in cui bisogna sapere cogliere elementi di verità per stimolare a svilupparli.
Non si enunciano norme e percorsi e tanto meno si ricorre a offensivi giochi-integratori, ma si vedono al vivo bambini e bambine: con volti pensosi o sorridenti, concentrati in questa o quella attività, in colloquio con i pari, con insegnanti, con adulti esterni collaborativi. Costruiscono la conoscenza del mondo con le loro esperienze che prendono corpo in espressioni e spiegazioni in cui stanno insieme concetti, emozioni, senso di scoperta e di meraviglia, gioia di partecipazione a inesauribili novità.
Il libro dà una viva identità a tutto questo perché nasce sul campo, nell’interazione di adulti (non solo insegnanti ma esperti esterni) e bambini. A causa della sua origine il libro di Petra Probst non solo è interessante in sé per quello che dei giovanissimi fa scoprire, ma può essere anche un efficace strumento sia per la formazione e per l’aggiornamento sia per la partecipazione dei genitori alle cose che i loro figli fanno a scuola.
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