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Federica Mingozzi

FRAGILE NATURE, Displaced, green memory, 2019

«Petra Probst, con la sua sensibilità evocativa, mette in luce attraverso le sue opere, lo stupore e la meraviglia che connotano ciò che è pura bellezza, la stessa che lei cerca e che riesce a restituirci con le sue immagini oniriche. Molto spesso il vivere con pienezza implica andare alla ricerca del senso profondo sotteso all’esistenza stessa.
Con uno sguardo vigile che osserva lo spazio circostante Petra regala immagini intense che offrono la possibilità di entrare in contatto con la natura, intesa filosoficamente come l’insieme delle cose che nascono e divengono, alla ricerca del «principio primo».
La sua ricerca porta ad una riflessione sul nostro bisogno di radicarci in contrasto con i processi di sradicamento in atto nel mondo come dislocazione e esilio, sulla frammentazione e caducità della nostra esistenza. La foresta intesa come custode di una memoria vegetale, ma anche luogo di crocevie. Erba, foglie, alberi, radici, natura come forme di resistenza».

Federica Mingozzi

WUNDERKAMMER, Sentieri di luce – Simulacri di cielo, 2018

«Petra Probst ci insegna a non avere paura: in un mondo in cui, sempre più, domina la legge del più forte, ci aiuta a guardare armonicamente le nostre fragilità, fino a riconoscerle come comuni agli uomini che, uniti nella “social catena”, saranno in grado di affrontare le sfide della vita».

Francesco de Bartolomeis

LE SORGENTI, sorelle mie

«L’acqua è nascita, rigenerazione ma anche ci esclude. Non ci dice niente dei suoi segreti, delle sue vicende, da dove viene al di là della visibile sorgente. Ma è sempre e proprio sorgente? È reale nel pensiero e nelle emozioni un rovesciamento. Nella rappresentazione che ne dà Petra Probst la sorgente è cratere di inabissamento, circondato, a chiuderlo, da pietre e da tufo compatto con segni incisi di vita remota. A contrasto stentati indizi di verde e grandi aperture di cielo. Indizi anche di incerti rivoli di acqua. È la sofferenza dell’esistere non chiuso al bello, a generosi rapporti, a una poetica e rivelatrice perdita di significati».

Egi Volterrani

SABBIE D’ORO / PLURIVERSI / WHITE SHADOWS, 2015
Per ROVI DI MARE Visioni di un orizzonte in bilico

«Le immagini scelte da Petra compongono tre serie. Fondamentale è quella delle sabbie dorate. Oro, grafie in movimento. Cinque immagini inventate o scoperte sulle spiagge della Sicilia amalgamano numerosissime schegge piccolissime che ripropongono tutti i colori che la luce del sole regala alle cose che costituiscono i paesaggi del Mediterraneo. Nelle cinque fotografie che costituiscono la seconda serie (‘Pluriversi’) rimane soltanto quella luce che si sgrana in maniere differenti. Effetti misteriosi che suggeriscono aspetti irraggiungibili di una realtà troppo aleatoria per assumere caratteristiche che possano essere riconosciute. Potrebbero essere schiuma, schiuma argentea, illusioni, fantasmi, ombre bianche… Questo è infatti il gioco della terza serie di sette immagini (‘White shadows’) che evocano movimenti umani su una battigia irreale, privata di sensi e di colori. Sono dunque sagome umane, di uomini, di donne e di bambini che risultano più lontane dalla nostra comprensione degli astratti frammenti documentari e rigorosi che le due serie precedenti di immagini ci espongono perentoriamente».

Francesca Liotta

ROSSO ARDENTE, il senso del fuoco
‘a bruciarmi è stato il sole’

«L’interpretazione dell’acqua da parte di Petra Probst in Le sorgenti sorelle mie quale primigenio elemento fraterno fa ben comprendere quanto la vasta cultura dell’artista, la sua apertura mentale resa ancora più possibile da una residenza davvero europea e della sua mission interculturale (ne sono prova gli importanti progetti che gestisce), la sua sete (ne è simbolo l’acqua) di mondo, confluisca nella sua opera. Con la nuova serie sul rosso, Vento solare, Petra va ad attingere nuovamente al remoto, alle origini più profonde: il Primo Poema del Cantico dei Cantici (con il tema a bruciarmi è stato il sole).
Da qui il senso del fuoco, di cui il rosso ardente è vera e propria visualizzazione. Messaggio che il sole, nel vento, porta ai giorni nostri. Continuità e coerenza anche con il ciclo di lavori pittorici Kandahar, dedicato alle donne uccise in Afghanistan (stop femicide!). Ritengo che Petra Probst stemperi e sublimi, in questi casi, una lacerante sofferenza di genere. E/o tracci, una linea poetica, sempre di genere, anche in Vento solare, di cui ho avuto modo di vedere gli schizzi preparatori: il fondamento filologico è rintracciabile nel rosso; schizzo per schizzo, vi si possono leggere i versi del Cantico».

Andrea Rossetti

«Il fuoco e l’acqua di Petra Probst sono percezioni introspettive miste ad urgenze espressive, fonti da cui carpire caratteristici cromatismi e sfumature per rielaborarli attraverso l’uso di un colore che è certezza rivelata, scelta tonale volta a formare immaginifiche rappresentazioni tra imponenti masse pittoriche.
Alla tendenza geometrizzante che appare sottesa nelle asprezze pungenti di alcune campiture e nelle stesure affilate come lame di luce cromatica, attrazione quasi gravitazionale per un espressionismo astratto che non scorge nell’impronta gestuale il suo unico interesse, la Probst alterna la forza di un’azione mirata a sovvertire la perfezione della forma circolare, tesa ad intaccare la piatta superficie retta ricostituendola secondo il valore della rappresentazione apertamente mentale e orgogliosamente soggettiva; protasi di una confinazione stretta tra geometria e gesto che trova superamento nella conquista della parola scritta, del testo quale fondamento di un’azione liminare tra valore performativo ed operazione strettamente concettuale, schietta abnegazione del pittoricismo “puro” dove i vitali tonalismi e le movenze dell’artista non possono costituire in alcun modo un appagamento servile dell’estetica canonizzata.
A tale poliedricità speculativo-visuale si affianca il caratterizzante impiego di una tecnica mista cromaticamente e matericamente ricca, sublimazione lirica dell’opera d’arte in quanto oggetto/soggetto espressivo. Ogni colore è materia, ogni materia si fa celebrazione di forme e significati: sottili increspature di carta applicata su tela lasciano intravedere una presenza terrena fluttuante, incontaminato continente trascendentale immerso tra eteree digradazioni, mentre l’utilizzo della cenere richiama una presenza umana al suo primo, ed al contempo ultimo, stadio costitutivo. Di tutt’altro genere i pittoricismi presenti nei lavori grafici, le caratteristiche linoleografie bianco-nero in cui la figurazione – con scopo illustrativo – è ben adattata alle caratteristiche del materiale/matrice, e i lavori ad inchiostro, coerenti insiemi di tratti veloci, quasi calligrafici, elogio dell’immediato e sincronico rivelarsi di forma e contenuto».